Luglio 14, 2024
sgombero ex penicillina

Lungo la via Tiburtina, in zona San Basilio, c’è l’ex fabbrica di una casa farmaceutica abbandonata dove vivono oltre 500 persone in condizioni di grandissimo disagio tra immondizia e ratti. Sono soprattutto profughi e richiedenti asilo che non hanno trovato nessun altro luogo dove stare. Molti che erano campeggiati al Baobab, sgomberato la settimana scorsa, si sono rifugiati tra queste decadenti mura, data l’assenza di alternative predisposte dal Comune.

Dopo lo sgombero del Baobab in zona stazione Tiburtina, gli occupanti della fabbrica avevano addirittura organizzato una conferenza stampa nello stabile per mostrare ai giornalisti quali sono le condizioni precarie in cui vivono. Siamo poveri e non delinquenti, si difendevano alcuni. Non ci sono alternative e la loro richiesta al Comune capitolino era di bonificare l’area per progetti di edilizia pubblica affinché ci fosse un’alternativa all’occupazione. A parlare in un ottimo italiano è John, un  migrante che ha trovato qui rifugio.

Non è cambiato nulla e lo sgombero, come annunciato, è arrivato. Molti tuonano: mandano le ruspe contro i poveri. Dopo lo sgombero, si vede un fiume di gente con le poche cose che ha camminare lungo la via Tiburtina senza meta.

La sindaca Raggi ha firmato l’ordinanza di sgombero con la motivazione di tutelare la salute e la pubblica incolumità. L’ordinanza prosegue con la specifica dell’allontanamento di chiunque sia presente in loco. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza avevo messo l’edifico tra i primi posti nella lista di quelli da sgomberare.

Uno dei più grandi ghetti della capitale era proprio in questo stabile tra i rifiuti e senza alcun tipo di servizio. Lo stabile era stato dichiarato inagibile già nel 2011 dalla Commissione per la sicurezza statica degli edifici privati. Con la firma dell’ordinanza di sgombero, la sindaca prende atto di quanto dichiarato dalla Commissione e ordina anche alla proprietà dello stabile di provvedere a mettere in sicurezza le strutture. Infatti, tecnicamente, l’amministrazione non può fare nulla in merito a questo stabile che è proprietà privata ed è questa che entro 30 giorni deve presentare un progetto. Tale obbligo si prospetta per via della vicinanza con la Tiburtina e l’incolumità dei passanti deve esser tutelata a dovere.

La Commissione lo scorso 28 maggio si era di nuovo pronunciata in merito alla ex fabbrica penicillina, dove i rilievi chimici hanno rilevato prodotti tossici. Gli esperti hanno deliberato che la disastrosa situazione igienica che vige, fa sì che sia necessaria una demolizione di tutte la strutture. Ora si sta a vedere che cosa deciderà la proprietà dell’edificio. Per mettere la parola fine a questo ghetto invivibile ognuna delle parti coinvolte deve fare al sua parte; è già la terza volta che il Comune fa sgomberare questi poveri disperati, tornano poi alla situazione di prima. Per evitare che si riproponga lo stesso schema già visto e rivisto è doveroso un intervento da parte della società farmaceutica proprietaria, commenta la sindaca.