Per tutte le economie a basso reddito, il raggiungimento degli obiettivi e di sviluppo sostenibile sono i due pilastri fondamentali per progredire economicamente in modo corretto. In senso più ampio, ciò vale a livello “micro” sia per le piccole imprese, le attività a conduzione famigliare ed i liberi professionisti, sia a livello “macro” per alcuni paesi in via di sviluppo con un’economia più fragile e frammentata. Indipendentemente dal contesto, è facilmente intuibile che – soprattutto per le startup e le imprese da poco avviate e con basso reddito (ma anche per quelle mature ma che risentono di problematiche legate ai cambiamenti di mercato, alle crisi etc..) – la gestione di risorse nazionali sotto forma di entrate fiscali sarà fondamentale per il progresso dell’economia italiana. Appare però altresì evidente che, un aumento medio delle aliquote fiscali senza un piano di crescita lineare per le imprese, sarebbe controproducente ed aggraverebbe la povertà media ed il progresso del paese. Ci vuole quindi un approccio più intelligente per aumentare le entrate fiscali in modo sostenibile. Ecco quattro modi per farlo:

 

Costruire un modello sulla fiducia

Affinché la tassazione funzioni, i cittadini devono fidarsi dei loro governi. Hanno bisogno una tangibilità che controprovi che le loro risorse prelevate dal gettito fiscale vengano utilizzate con saggezza, delineando nel lungo termine un vantaggio dai progetti completati e le finanziarie statali fatte dai fondi dei contribuenti. Ciò richiede trasparenza della spesa pubblica. I governi possono iniziare implementando e pubblicando una strategia di entrate a medio termine in modo che tutti i cittadini e le imprese possano essere informati su come vengono utilizzati i loro soldi delle tasse.

 

Richiede anche la prova che i contribuenti stanno ottenendo un ottimo rapporto qualità-prezzo. Nei paesi con un grande deficit di fiducia (come l’Italia), i governi possono impegnare nuove risorse per progetti specifici che hanno benefici visibili ad occhio nudo anche per il cittadino medio. Ne sono banali esempi la costruzione di un nuovo ospedale, di una nuova scuola, o di organi di commercio che monitorano e raccolgono le esigenze delle imprese. Con l’aumentare della fiducia nella capacità di un paese di fornire buoni servizi pubblici, i governi potrebbero quindi abbandonare il collegamento stretto tra nuove entrate fiscali per pareggiare le spese. Servizi pubblici migliori ingrandirebbero la fiducia nel governo, riducendo così l’evasione fiscale ed aumentando ulteriormente le entrate fiscali, alimentando un circolo virtuoso di fiducia e servizi governativi.

 

Mantenere il sistema fiscale semplice

Sistemi fiscali complessi favoriscono la cultura dell’evasione e possono creare in parallelo opportunità di corruzione. Lo sanno bene i governi dell’America Latina di qualche anno fa, dove un’azienda piccolo-media poteva trascorrere oltre 500 ore all’anno per effettuare una ventina di pagamenti fiscali separati. Non sorprende che questi paesi dell’America Latina abbiano perso oltre 300 miliardi di dollari nel 2015 a causa dell’evasione fiscale.

 

Un rapporto del Gruppo della Banca mondiale del 2014, rilevava che una riduzione del 10% sia del numero di pagamenti che del tempo necessario per soddisfare i requisiti fiscali può ridurre la corruzione fiscale del 20%. Un rapporto 1 a 2. A riguardo, l’Italia ha già innescato dei processi similari, come ad esempio la partita iva regime forfettario adatta ai liberi professionisti, sia il regime di trasparenza fiscale delle SRL ben spiegato in questo post di SixteGroup. Apportare questi cambiamenti è sinonimo di vicinanza alle imprese ed imprenditori, oltre che volontà di cambiamento. Molte economie in UE hanno oggi una sola imposta per base imponibile.

 

Passare ad un sistema digitalizzato

Come detto, più semplice è un sistema fiscale, più facile è abilitare il pagamento elettronico delle tasse. Molti paesi si stanno muovendo in questa direzione, anche se i progressi sono disomogenei e per far funzionare il deposito elettronico su tutta la linea, molti paesi dovranno superare gli ostacoli dell’infrastruttura IT di base. Ma una volta che gli elementi di base sono efficienti, i paesi possono fare progressi abbinando le tasse digitalizzate ad altri approcci innovativi come l’identificazione digitale, la finanza digitale, il monitoraggio online delle fatture e delle vendite o l’auto-compilazione delle dichiarazioni dei redditi. L’esempio più lampante italiano è l’introduzione all’obbligatorietà della fatturazione elettronica l’anno scorso.

 

Trova nuove fonti di guadagno

Le tasse sulla proprietà, le accise e le tasse sul carbonio sono una fonte di entrate potenzialmente significativa nei paesi a basso reddito ed in quelli ad alta evasione fiscale, perché si applicano principalmente alle famiglie più ricche. Possono però anche scoraggiare comportamenti indesiderati, come guidare auto in aree già congestionate, fumare o consumare cibi malsani. Sosteniamo l’iniziativa globale guidata dall’OCSE per ripensare a come vengono tassate le imprese multinazionali di grandi dimensioni, e spesso digitalizzate, il che potrebbe avere un grande impatto sui paesi in via di sviluppo. Attualmente, i governi di tutto il mondo perdono da 100 a 600 miliardi di dollari di entrate fiscali a causa di forme legali di evasione ed elusione fiscale. La proposta dell’OCSE rappresenta un punto di svolta per le norme fiscali internazionali e, se fatta bene, potrebbe riassegnare più fondi ai governi nei paesi in via di sviluppo e nelle economie più fragili.

 

Questi miglioramenti non sono facili da ottenere. Dipendono da fondamentali e regole difficili da pianificare come l’infrastruttura digitale di base e la volontà politica. Nonostante le difficoltà, questo tema rappresenta il futuro sostenibile. Non a caso, negli ultimi dieci anni la maggior parte dei paesi UE hanno fatto centinaia di riforme per migliorare i sistemi fiscali.

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