Aprile 17, 2024

La ‘ndrangheta calabrese era riuscita a infiltrarsi fino a Rocca di Papa, ai Castelli Romani, in importanti strutture turistiche. Sono 3 gli arresti nel clan legato alla cosca Molè e oltre 4 milioni il valore dei beni sequestrati dalle Forze dell’Ordine.Sono finiti in manette: Agostino Cosoleto di 57 anni, il figlio Francesco Cosoleto di 32 anni e Teodoro Mazzaferro di 61 anni. Maria Luppino di 49 anni è, invece, finita ai domiciliari, in attesa che le indagini riescano a sbrigliare la complicata rete di società fittizie utilizzate per celare i diversi immobili.

Le accuse imputate sono di intestazione fittizia di beni e di trasferimento fraudolento di denaro al fine di eludere le legge sulle misure di prevenzione patrimoniali. L’intera operazione denominata “Gioia Tauro ai Castelli” ha portato alla luce le infiltrazioni della cosca Molè a Rocca di Papa. Durante l’operazione sono stati sequestrai, in Lazio e anche in Calabria, società, immobili e altri beni per un valore di 4 milioni.

Gli inquirenti hanno accertato che il boss del clan avrebbe sfruttano il figlio per occultare diverse proprietà della società “il Casale srl” per evitare che le autorità giudiziarie potessero sequestrala. Oggi le quote di questa società di copertura per gli affari della ‘ndrangheta sono tutte sotto sequestro. Stessa sorte è spettata alla società “Il Redentore” e a molti altri immobili, fatto che aiuta a comprende quanto si fosse diffusa l’organizziamone criminale ai Castelli Romani.

Il capo dell’organizzazione, Agostino Cosoleto, avrebbe anche ottenuto la conduzione di una struttura ricettiva tipo bed & breakafst e ristorante annesso, a Rocca di Papa, grazie alla mediazione da parte del cognato. Per poter ottenere il contratto di conduzione dell’attività sarebbe stata utilizzata l’ennesima società fittizia denominata “La Regina del Bosco srl”. La struttura è stata rimessa a nuova e inaugurata 3 anni con un cambio di denominazione: “Ristorante Albergo Il Redentore”, proprio come una delle società del clan messa ora sotto sequestro, come anche questa struttura ricettiva.

Per smantellare la grande rete del clan Molè sono state fondamentali le intercettazioni, dalle quali vi evince la strategia usata per rendere difficile risalire a chi effettivamente controllava le strutture ricettive ai Castelli Romani tramite diverse società di prestanome. L’intricata matassa parte da Agostino Cosoleto, capo dell’intero piano criminoso, che è l’effettivo titolare e gestore della società “il Casale”, oltre ad essere il coniugato con Maria Teresa Molè, figlia del boss Rocco, il quale a sua volta era a capo della cosca fino a febbraio 2008, quando era stato ucciso. Il figlio Francesco, anch’esso arrestato, pare però fosse il semplice dipendente, poiché subordinato alle indicazioni del padre – capo clan. Secondo il GIP titolare delle indagini, è fittizia pure l’intestazione della struttura alberghiera “Ristorante Albergo Il Redentore” che fa anch’essa capo allo stesso Cosoleto. Negli ultimi anni la ‘ndrangheta dalla Calabria è arrivata fino alla Capitale romana dove ha trovato terreno fertile per i suoi loschi affari, fino ad arrivare nelle zone di Castelli Romani e Rocca di Papa.