La gestione degli scarti di lavorazione è un tema di crescente rilevanza, sia dal punto di vista ambientale che produttivo. Gli scarti industriali rappresentano un costo per le aziende e un’opportunità per migliorare i processi e ridurre l’impatto ecologico. È determinante comprendere le diverse tipologie e le corrette modalità di smaltimento per una gestione efficiente e sostenibile. Vediamo insieme alcune cose da sapere.
Scarti di lavorazione industriale: quali sono?
Gli scarti di lavorazione industriale sono materiali residui derivanti dai processi produttivi, non utili per la realizzazione del prodotto finale. Possono essere solidi, liquidi o gassosi e variano notevolmente in base al settore industriale e alle tecnologie impiegate.
Tra gli scarti più comuni troviamo:
- metalli;
- plastiche;
- oli esausti;
- emulsioni;
- solventi;
- polveri;
- trucioli
In particolare, nei processi meccanici di tipo sottrattivo, come la asportazione di truciolo, si generano residui metallici o plastici in forma di trucioli, polveri o particelle sottili. Questi materiali, se gestiti in modo corretto, possono essere recuperati e reinseriti in cicli produttivi o destinati al riciclo.
Altri scarti derivano da operazioni chimiche (tra cui la galvanica o la verniciatura), dove si producono sostanze contaminanti che richiedono trattamenti specifici. In ambito agroalimentare, al contrario, gli scarti includono sottoprodotti organici quali bucce, semi, siero o scarti di lavorazione della carne e dei latticini.
Una classificazione ulteriore si distingue tra scarti pericolosi e non pericolosi, secondo quanto previsto dal catalogo europeo dei rifiuti (CER). Questa distinzione è determinante per definire le modalità di stoccaggio, trasporto e smaltimento.
Come si smaltiscono?
Lo smaltimento degli scarti industriali deve avvenire nel rispetto delle normative ambientali e sanitarie vigenti, in particolare il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006). Il primo passo è la corretta identificazione del rifiuto, seguita dalla sua caratterizzazione chimico-fisica.
Una volta classificati, gli scarti vengono raccolti in contenitori omologati, etichettati e trasportati da ditte autorizzate verso impianti di trattamento o smaltimento. Le modalità includono il recupero di materia, il trattamento termico (incenerimento), il compostaggio o la discarica a seconda della natura del rifiuto.
Negli ultimi anni, l’economia circolare ha spinto molte aziende a investire in soluzioni di riutilizzo e rigenerazione degli scarti, trasformando il rifiuto in risorsa. Una gestione responsabile degli scarti riduce l’impatto ambientale e migliora l’efficienza produttiva.